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Lettera al Sindaco

1. Lettera al Sindaco

Messina, 10 aprile 2014

Egregio Signor Sindaco,

mi rivolgo a lei nella qualità e non all’amico Renato Accorinti.

Sono un ospite della Casa di Ospitalità ‘Collereale’ presso il Residence Girasole, che poco tempo fa è stato inaugurato anche con la sua presenza.

Ho apprezzato in quell’occasione il suo intervento, che esaltava l’attenzione verso i più deboli,  e non metto in dubbio la sua sincerità.

Ma debbo lamentare una grave lacuna nella Città che lei amministra.

Ho gravi problemi di deambulazione e per questo mi sono attrezzato con uno scooter elettrico con l’intenzione di uscire a fare qualche ‘passeggiata’  e provvedere a qualche  piccolo bisogno.

Ho provato, ma mi sono trovato perduto: marciapiedi dissestati e impraticabili,  traffico selvaggio, insulti di chi era costretto a starmi dietro, “vecchio rimbambito, ti vuoi togliere di mezzo!”.

Così, mortificato e avvilito, con mio disappunto mi sono visto costretto a guadagnare la strada verso il mio “esilio dorato”.

Non intendo fare qui una querelle inconcludente e buddhace sulla stato di inciviltà e di degrado in cui versa ormai da tempo la nostra Città.

Non è colpa sua! Tutti abbiamo contribuito a saccheggiare un territorio che la natura ci aveva donato unico e meraviglioso.

Né voglio fare ora una analisi sociologica su un vulgus senza civitas, né vagare nei sogni di una “Miami in un’isola della Florida d’Italia”,  come qualcuno ha definito la nostra Città.

Voglio fare una richiesta e una proposta: “L’oasi Collereale”.

Basterebbe regolare il traffico e la viabilità, sistemare i marciapiedi, mettere un po’ di verde dove incontrarsi con la gente, dedicare un vigile a contrastare i vandali.

Non mi pare un costo insostenibile per le casse dissestate del Comune, né qui avrebbe opposizione da parte dei commercianti, che avrebbero tutto da guadagnare.

“L’Oasi Collereale”  potrebbe essere un modello  di sviluppo sostenibile  per l’intera Città.

In una visione globale Messina, defraudata di ogni altra risorsa, potrebbe diventare  “la Costa Azzurra del Sud”, un’oasi di riposo; e gli anziani invece di mantenere a sbafo figli e nipoti, darebbero loro un lavoro dignitoso e una speranza di futuro.

La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente.

                                                                                         Marcello  Amico

___________________________________________________________________________________________________________

 

2. Lettera di faustino

 

 

Messina, 10/09/2014
Al direttore della Gazzetta del Sud
e per competenza: al Presidente dell’ATM
al signor Sindaco
a S.E. il Prefetto
al Procuratore della Repubblica
di MESSINA
 
 
Scrivo queste righe per segnalare una cosa nota a tutti.
Viaggiando sul tram si può constatare che, mancando ogni controllo, la maggior parte dei passeggeri non convalida il biglietto, in poche parole viaggiano gratis.
Intanto in mancanza di manutenzione le vetture fanno un rumore assordante, la tappezzeria cade a pezzi, l’aria condizionata non funziona e quando funziona la perdita d’acqua fa la doccia ai passeggeri, senza distinzione fra paganti e non paganti.
Non parliamo della pulizia, roba da terzo mondo!
Con l’augurio che questo mio appello abbia buon esito, porgo cordiali saluti.
 
Faustino Sparacino
___________________________________________________
 
3. Il capitale nel XXI secolo
 
 

Da alcuni anni siamo tormentati dalla crisi economica e ogni giorno siamo perseguitati, sino all’ossessione e alla psicosi, da  PIL, SPREAD, CRESCITA, DEBITO;  siamo impauriti per il disastro della Grecia e dell’Europa, quasi la colpa fosse solo di ciascuno di noi.

Vediamo di capirci qualcosa e di raccapezzarci in qualche modo.

Ilprodotto interno lordo(PIL) è ilvaloremonetario totale deibenieserviziprodotti in unPaese in un anno. e destinati alconsumo, senza conteggiare la produzione destinata aiconsumi di beni e servizi; più concretamente è da considerare il Prodotto per Potere di Acquisto (PPA)

In Italia  nel 2013 il PIL era valutato in 2150 miliardi di dollari e negli anni dal 2004 al 2013  la variazione percentuale è stata dal  +1.1   al    -1.8 ;

comunque nel 2013 su una popolazione di 60 milioni di abitanti il reddito nazionale risulta pari a circa 30000 dollari pro capite, compresi vecchi e bambini.

Il debito pubblico è il debito dello Stato nei confronti di soggetti  nazionali o esteri, che hanno sottoscritto un credito nell'acquisizione di obbligazioni o titoli di stato ( BOTBTPCCTCTZ e altri) destinati a coprire il deficit pubblico.

Per non cadere nel rischio di  insolvenza e di fallimento lo Stato ricorre

nel breve periodo a politiche di risanamento dei conti pubblici con politiche di rigore o con creazione di avanzo (aumento delle imposte e/o recupero dell'evasione fiscale oppure riduzione della spesa pubblica);

nel medio e lungo periodo a politiche di bilancio di tipo espansivo stimolando la crescita economica e relativo PIL aumentando così il gettito fiscale.

In Italia nel 2013 il debito pubblico ammontava a 2071 miliardi di Dollari pari al 132,6 % del PIL.

ilreddito nazionale lordo(RNL) di un paese più precisamente del Pil rivela il reddito dei residenti e dà la misura della ricchezza prodotta dalle sole forze nazionali.In Italia nel 2013 era  di 35926 $.

A confronto con alcuni Paesi, certo non siamo messi bene, ma nemmeno malissimo; restiamo pur sempre al nono o decimo posto.

La  tabella seguente confronta  grosso modo i vari dati (si noti la differenza con l’Eritrea, uno dei Paesi agli ultimi posti)

  

 

PIL              PPA

            mld $    

DEBITO (2013) mld $

  DEB/PIL %    (2013)

POPOL

   mln

RNL   $

  (2012)

ITALIA       

2000             1813

2071

132,6

60

29800

FRANCIA

2614             2339     

2444

93,5

64

35300

GERMANIA

3430             3168

2853

78,4

80,6

38700

REGNO  UN.

2477             2313

2300

90,6

62

36500

SPAGNA

1324             1388    

1270

93,9

46,4

30060

GRECIA

 249                278   

440

175

11,3

24100

UNIONE EUR

16673         15993

15700

92,6

513

31200

USA

12244         12244     

17000

125

319

51700

CINA

8221           12261

18000

200

1354

9100

GIAPPONE

5960            4576

13500

226

127,6

35800

ERITREA

3,4

   

6,4

540

Di recente è stato pubblicato il libro Il capitale nel XXI secolo (Bompiani, 2014) dell’economista Thomas Piketty che smonta il castello dottrinale del neoliberismo e apre nuove prospettive per un vero sviluppo dell’Occidente, aprendo uno squarcio nella discussione accademica e politica.

Da un po’ di tempo sappiamo che il modello antropologico dell’homo economicus non solo è falso ma è anche fuorviante: nessun economista aveva previsto l’infinita crisi nella quale siamo piombati.

Notiamo che nel nostro Paese il debito pubblico è oltre i 2000 miliardi di Euro, pari al 133% del PIL, ma molto al di sotto della ricchezza posseduta.

L’ultima colonna della tabella potrebbe trarci in inganno circa il reddito posseduto da ognuno: sembra che stiamo tutti bene; teniamo però presente che si tratta di una media e, come in tutte le medie,  c’è chi mangia due polli e chi nessuno.

Infatti dal libro citato risulta che il dato più eclatante è il rapporto tra capitale nazionale e reddito nazionale: attualmente nei Paesi sviluppati tale rapporto è tra 5 e 6 e proviene principalmente dal capitale privato, ciò vuol dire che la ricchezza accumulata è da 5 a 6 volte di più del reddito;  in Italia e in Giappone  è addirittura superiore a 6.

Ciò vuol dire che ci sono alcuni sproporzionatamente più ricchi di molti altri.

Non è da valutare se sia bene o male avere tanta ricchezza; il problema non è tanto l’accumulo di capitale quanto la crescita delle disuguaglianze.

Il principale fattore destabilizzante è il fatto che il tasso di rendimento del capitale è strutturalmente più alto del tasso di crescita del reddito e del prodotto;  perciò l’imprenditore tende inevitabilmente a vivere di rendita e a prevaricare sempre di più su chi non possiede nient’altro che il proprio lavoro. Una volta costituito, il capitale si riproduce da solo e cresce molto più in fretta di quanto cresca il prodotto.

Così chi ha oggi avrà sempre di più domani e chi ha meno avrà sempre di meno; anzi visto che il rendimento del capitale cresce in funzione dello stock investito, tale meccanismo si rafforzerà sempre più.

Se la ricchezza per non essere iniqua deve essere usata per il bene comune, per creare lavoro e processi di uguaglianza, una soluzione può essere una tassa progressiva sul capitale privato; è l’unico modo vero per garantire un nuovo sviluppo al vecchio continente; è l’unico modo per riaccendere le speranze per una società diversa, dove siano riconosciuti meriti e competenze.

Non so dire se sia una misura tecnicamente possibile, in ogni caso non può essere adottata da singoli Paesi.

Occorre che si ripetano le catastrofi vissute nei secoli scorsi, eventi dolorosi come rivoluzioni guerre e crisi, perché la ricchezza sia distribuita più equamente e l’umanità raggiunga equilibri più giusti?

“Sarebbe illusorio pensare che esistano, nella struttura della crescita moderna o nelle leggi dell’economia di mercato, forze di convergenza capaci  di portare naturalmente a una riduzione delle disuguaglianze patrimoniali o a una stabilizzazione in qualche misura armonica”.

Resta quindi il solito problema di una economia che non si lasci completamente alle spalle la politica; occorre riportare l’economia dentro la democrazia, dentro le agorà dove le perone si lasciano coinvolgere per trovare la via per il bene comune.

Occorre cioè “riprendere il controllo di un capitalismo finanziario praticamente impazzito e occorre rinnovare e modernizzare in profondità e con continuità i sistemi di prelievo fiscale e di spesa che sono connaturati allo Stato sociale moderno, sistemi che hanno raggiunto un grado di complessità tale da minacciare gravemente la loro intelligibilità e la loro efficacia sociale ed economica”.

Mi piacerebbe che noi europei sentissimo davvero il bisogno di riprender in mano il nostro futuro;

credo sia un’utopia da perseguire a tutti costi.

Forse qualche economista farebbe bene a rileggere la parabola degli operai inviati alla vigna nelle varie ore del giorno. (Matteo 20, 1-16)

Trovo questa pagina del Vangelo straordinariamente vicina al sentire di Piketty: la ricchezza va usata per il bene della persona, per offrirgli una vita  piena di senso, nella quale il lavoro ha un posto assolutamente centrale.

 

22 febbraio 2015

                                                                                                               Marcello Amico

 

 

 

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